Venezuela sotto le macerie: la sfida (ancora lunga) della ricostruzione

Terremoto in Venezuela: una settimana dopo, l’emergenza continua

Cosa è successo, cosa rischia di succedere e come possiamo aiutare?

Cosa è successo?

Il 24 giugno 2026, poco dopo le 18:00 ora locale, il Venezuela centro-settentrionale è stato colpito da due fortissime scosse di terremoto avvenute a distanza di pochi secondi l’una dall’altra: la prima di magnitudo 7,2, la seconda, ancora più violenta, di magnitudo 7,5.

Gli epicentri sono stati localizzati tra San Felipe e Yumare, nello stato di Yaracuy, e Montalbán, nello stato di Carabobo. Si tratta del sisma più devastante che abbia colpito il Paese in oltre un secolo. Le aree più duramente colpite sono state Caracas, la capitale, e gli stati di La Guaira, Miranda, Aragua, Carabobo e Falcón. A La Guaira, considerata l’epicentro della tragedia umana, interi complessi residenziali sono crollati, tra cui uno dei più grandi edifici popolari del Paese.

Le Nazioni Unite hanno stimato circa 1,2 milioni di tonnellate di macerie nella sola La Guaira, mentre a Caracas migliaia di edifici hanno riportato danni strutturali gravi. Anche l’aeroporto internazionale Simón Bolívar, vicino alla capitale, è rimasto a lungo inagibile per i crolli.

A una settimana dal sisma, il bilancio ufficiale diffuso dalle autorità venezuelane parla di oltre 2.500 morti, più di 12.000 feriti e decine di migliaia di dispersi, numeri destinati purtroppo a salire con il proseguire delle operazioni di ricerca e soccorso tra le macerie. Si stimano inoltre tra i 16.000 e i 28.000 sfollati, molti dei quali vivono da giorni in rifugi di fortuna o all’aperto, per timore delle scosse di assestamento.

I danni economici sono stimati tra i 6,7 e i 10 miliardi di dollari, una cifra che pesa enormemente su un Paese la cui economia è già fortemente provata.

Dopo l’emergenza: le sfide dei prossimi mesi

Superata la fase più acuta dei soccorsi, il Venezuela si trova ora ad affrontare un’emergenza destinata a durare mesi, se non anni. Il sistema sanitario, già fragile per la lunga crisi socio-economica che il Paese attraversa da oltre un decennio, è andato in saturazione: circa venti strutture ospedaliere tra gli stati più colpiti hanno subito danni strutturali, proprio mentre la domanda di cure è aumentata drasticamente. Tra le criticità più urgenti a medio termine ci sono:

Il rischio sanitario ed epidemiologico: la distruzione di reti idriche e servizi igienici, unita al sovraffollamento nei campi di accoglienza, alimenta il pericolo di epidemie, in un contesto dove l’accesso all’acqua potabile era già limitato per milioni di persone prima del sisma.

La gestione degli sfollati: decine di migliaia di famiglie senza casa dovranno essere censite e trasferite in soluzioni abitative più stabili, evitando permanenze troppo lunghe nei rifugi temporanei, dove aumentano i rischi per i soggetti più vulnerabili, in particolare donne e minori non accompagnati.

La tutela psicologica dei bambini: centinaia di scuole sono state danneggiate o sono inagibili, lasciando centinaia di migliaia di bambini senza un luogo sicuro dove studiare e socializzare; il sostegno psicosociale è considerato prioritario per evitare traumi permanenti.

La ricostruzione economica: il Venezuela affrontava già da anni iperinflazione, carenza di beni essenziali e un progressivo impoverimento della popolazione. Il terremoto rischia di aggravare ulteriormente la povertà, rendendo necessari, secondo diverse organizzazioni internazionali, programmi di sostegno economico diretto alle famiglie oltre agli aiuti materiali.

La ricostruzione strutturale: nel lungo periodo sarà necessario ricostruire abitazioni, ospedali, scuole e infrastrutture, un percorso reso più complesso dalle sanzioni internazionali e dalla debolezza del sistema economico e assicurativo del Paese.

Come aiutare?

Le organizzazioni impegnate sul campo

Diverse organizzazioni umanitarie internazionali sono già attive in Venezuela e hanno lanciato campagne di raccolta fondi dedicate. Anche un piccolo contributo può fare la differenza per le famiglie colpite.

Ecco tre realtà a cui è possibile rivolgersi:

Caritas ha attivato, attraverso Caritas Venezuela e la rete internazionale Caritas Internationalis, un piano di distribuzione degli aiuti attivo 24 ore su 24, concentrandosi su acqua potabile, cibo, medicinali, kit igienici e alloggi temporanei. La Conferenza Episcopale Italiana ha già stanziato 500.000 euro per gli interventi più urgenti.

Per donare: https://www.caritas.it/terremoto-in-venezuela-mano-tesa-al-popolo-venezuelano/

UNICEF è sul campo per garantire ai bambini e alle loro famiglie l’accesso a cure mediche, acqua potabile e spazi sicuri, e ha già inviato carichi aerei di forniture mediche, kit igienici e tende dai magazzini regionali di Panama e Copenaghen. L’organizzazione stima che circa 680.000 bambini abbiano bisogno di assistenza umanitaria a causa del sisma.

Per donare: Terremoto Venezuela | Aiuta i bambini colpiti — UNICEF Italia

Save the Children è presente con i propri operatori e i partner locali nelle aree colpite, per garantire riparo, acqua, cibo, assistenza sanitaria e protezione ai bambini che hanno perso tutto o sono stati costretti a lasciare le proprie case.

Per donare: https://dona-ora.savethechildren.it/aiuta-bambini-emergenza

Ogni donazione, anche piccola, contribuisce a garantire acqua, cibo, cure e un riparo alle famiglie venezuelane colpite da questa tragedia. Grazie a chiunque vorrà fare la propria parte.

Pubblicato da Pietro Sassi

Lawyer (Spain) with specialization in: Company Law, International Private Law, Contracts draft and negotiation, Data Protection and Commercial Law with study and work experience in various countries as Italy, Spain, Portugal, Ireland, Chile, Brazil, Israel and Romania. I Speak fluently: English, Spanish, Portuguese and Italian (mother tongue). Next goal French. Based in Madrid, Modena and Lisbon. Passionate about Philosophy, History, Geopolitics and International Protection of Human Rights. My personal dream is to become an excellent Lawyer working with passion every day in order to build something great, with the aim of leaving the mark and being happy doing what I love and loving what I do.

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